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Cyber-droghe: dalla siringa alle cuffie

Nel 1981 esce nelle sale cinematografiche il film “Brainstorm: generazione elettronica”, interpretato da Christopher Walken e Natalie Wood.
La storia racconta della scoperta sensazionale fatta da una importante industria: una macchina in grado di registrare immagini, sensazioni ed emozioni e trasmetterle da una mente all'altra. I servizi segreti statunitensi ne intuiscono subito le potenzialità applicative in ambito bellico e di controllo mentale.
L’attrice Natalie Wood muore prematuramente prima che fossero terminate le riprese…
La sua morte è tuttora avvolta in un alone di mistero: caduta durante la notte dal suo yacht Splendor, sul quale era in compagnia del marito e dell'attore Christopher Walken, il suo corpo è stato trovato al largo dell'isola di Santa Catalina.
Nel 1995 esce “Strange Days” il film prodotto e scritto da James Cameron.
La storia in questo caso si svolge durante gli ultimi giorni del 1999 in una Los Angeles trepidante nell’attesa del Nuovo Millennio. Le droghe, in questa visione futurista molto “noire”, si chiamano “wire-trip clips”: in pratica delle “registrazioni di esperienze” digitali. Attraverso un congegno chiamato Squid, vengono registrate dalla corteccia cerebrale delle persone che vivono una esperienza particolare (violenza, stupro, rapina, ecc.) tutte le sensazioni, emozioni, suoni e trasferite poi dentro un minidisk.
Con un lettore apposito chiunque può rivivere quelle esperienze, come se fossero reali.
In luglio 2008 il Gat, il “Nucleo speciale frodi telematiche” della Guardia di Finanza scopre su internet un traffico di “cyber-droghe”, in pratica “brani musicali”, “sequenze sonore” che riescono avere sulla psiche delle persone che le ascoltano, effetti simili alle droghe tradizionali.
Purtroppo non si tratta di un film di fantascienza ma è l’ennesimo caso in cui la realtà supera la più fervida immaginazione.
Questi brani o sequenze, utilizzano frequenze infrasonore (dai 3 ai 30 Hz) che agiscono direttamente nel sistema nervoso centrale provocando reazioni che vanno dall’eccitazione al rilassamento.
I nomi di questi “file” venduti in rete, sono gli stessi delle medesime droghe: “Marijuana”, “Cocaina”, “Acid-QH”, “Hand of God”, “Trip”, “Peyote”, “Out of body”, “Ecstasy”, ecc.
Attualmente le “i-dose” (i-pod, i-phone, ecc.), cioè le “dosi virtuali”, vengono cedute a prezzo simbolico, ma a differenza delle droghe classiche, queste possono essere consumate (ascoltate in cuffia) e poi passate agli amici.
La prima “dose” è gratuita, come fanno i veri pusher, e poi il cliente si affeziona (diventa dipendente) e alla fine le paga.
Il colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, durante una intervista alla giornalista Emanuela Falcetti su Radio Rai, specifica che “questi suoni non sono udibili, le mischiano (droghe). Le mischiano o alla musica o, immagino, anche a dei messaggi di voce, eccetera, che possono arrivare agli adulti.”
“Il nostro cervello reagisce e può avere degli impulsi che possono portare ad un’euforia incredibile oppure a rilassarci in maniera strepitosa. (…) È un cosa che è stata rilevata in termini scientifici e noi ce ne siamo preoccupati sotto quest’ottica, di sicurezza sociale”
Ecco la conferma che anche la scienza ufficiale è a conoscenza della possibilità che alcune “vibrazioni”, “frequenze” sonore possono interagire direttamente nel cervello!
Alla domanda della Falcetti in merito alle istruzioni per l’uso, il colonnello risponde che purtroppo non si tratta di una bufala “perché è tecnicamente possibile”.
La tecnica esiste eccome: le ingerenze esterne mediante frequenze sonore, onde elettromagnetiche, sono un dato di fatto: i messaggi subliminali (a sfondo sessuale e/o satanico) inseriti nella musica, i vari progetti di controllo mentale come l’Mk-Ultra, ne sono la prova, e purtroppo la punta dell’iceberg.
Quello che dovrebbe far pensare è che la tecnica usata nelle cyber-droghe, è molto versatile: una frequenza sub-sonica, non si percepisce, e quindi può essere inserita nei messaggi vocali, nelle suonerie dei cellulari (distribuite gratuitamente o acquistabili per pochissimi euro!), nei brani musicali, mischiata all’audio televisivo, ecc.
Lo sa molto bene anche la “radionica”: la tecnica di riequilibrio energetico che nasce agli inizi del secolo scorso.
Il grande pioniere britannico George de la Warr , la definiva come: “la scienza che studia l’azione della mente sulla materia e l’unione di tutte le cose”.[1]
In questo caso però non si tratta dell’azione del pensiero sulla materia, ma delle vibrazioni sonore (frequenze, suoni) sulla materia fisica organica.
La Fisica speciale afferma da oltre un secolo che tutto è energia; la Fisica quantistica va oltre spiegando che tutto è collegato e che lo spazio vuoto non esiste.
Diversi ricercatori del secolo scorso, soprattutto russi, sono riusciti a stabilire le frequenze specifiche di ogni organo umano (visto che la materia è energia). Questo significa che il fegato, il cuore e tutti gli apparati hanno una loro frequenza specifica. Conoscendo queste frequenze è possibile inviare delle vibrazioni specifiche che possono interagire direttamente con l’organo corrispondente.
Sapete questo cosa implica? Una frequenza corretta può sostenere la funzionalità (salute), mentre un’altra vibrazione potrebbe comprometterla (malattia).
Nel caso specifico delle cyber-droghe, si è riusciti per caso a decodificare la frequenza di lavoro di alcune funzioni del sistema nervoso centrale? Ecco un esempio per capire: il principio farmacologico della cocaina blocca il recupero della dopamina (neurotrasmettitore o neuro-ormone rilasciato dall’ipotalamo), provocando un aumento della dopamina stessa, con i risultati psicofisici che tutti purtroppo conosciamo.
Se un messaggio infrasonoro (frequenza specifica), riesce per esempio a bloccare nella stessa maniera il recupero della dopamina nel sistema nervoso centrale, si otterrà lo stesso effetto fisiologico della cocaina? Rispondere a questa domanda non è facile, ma stando agli ultimi sviluppi sembrerebbe proprio di sì.
A questo punto, cosa possiamo fare?
Certamente i genitori, cioè gli educatori, hanno una responsabilità enorme nei confronti dei propri figli, soprattutto quelli piccoli. Controllare cosa ascoltano i nostri piccoli “adulti in divenire” è un dovere morale e non iperprotezionismo, tanto più se il bambino abitualmente si chiude in camera e ascolta la musica a luci spente e a volume altissimo, per poi uscire frastornato o rimbambito.
I comportamenti e gli atteggiamenti stessi dei bambini dovrebbero essere molto indicativi per i genitori attenti e consapevoli.
Detto questo, la cosa più importante, tenendo conto che in questo caso gli attacchi esterni hanno superato la materialità (le droghe non sono più chimiche: pesabili, misurabili e visibili, ma vibrazionali, non visibili e non tangibili), rimane il rafforzamento del mondo dei pensieri e dei sentimenti.
L’unica nostra arma di protezione.
Una volta rinforzato il corpo fisico mediante una alimentazione sana e vitale, come quella a base di frutta di stagione e verdure a foglie verdi (con ovviamente l’eliminazione totale dei cibi industriali pregni di chimica mortale), si passa al mondo dei pensieri e dei sentimenti.
Il mondo dei sentimenti si sviluppa e si aiuta con l’arte (per esempio: disegno, scultura, pittura, musica, recitazione, espressione corporea come l’Euritmia) e con il ritmo. Oggi la vita frenetica della società non ha alcun ritmo, è puro caos.
Ecco perché “l’arte è la più idonea educatrice dei sentimenti umani”.[2]
Il mondo dei pensieri è per così dire legato al “corpo eterico” o “corpo vitale”. La funzione di questo corpo è duplice, da una parte sostiene la vitalità (energetica) del corpo fisico e dall’altra è “sostanza” dell’attività pensante.[3]
Un “corpo eterico” debole quindi comporta difficoltà nel pensare correttamente.
Se un bambino nel primo settennio, “pensa per immagini” fa una cosa sana, se invece si sforza di “pensare” e “ragionare” come facciamo noi adulti (col vanto e l’orgoglio dei genitori), toglie forze al corpo eterico (bambini perennemente pallidi, privi di vitalità ed energia), e quest’ultimo a sua volta non da forza al mondo dei pensieri in un circolo vizioso perverso.
Nei primi anni di vita un bambino deve muoversi con il corpo, giocare con il corpo e non fossilizzarsi con televisione, videogames e computer (situazioni che deprimono il corpo eterico). Cosa che non viene fatta nelle scuole moderne, dove si predilige invece lo studio mnemonico, i compiti, la logica e il rendimento.
Mi sono occupato solamente dei bambini, escludendo appositamente adolescenti e adulti, perché sono gli esseri più indifesi che dobbiamo proteggere da questi attacchi esterni indiscriminati e vergognosi.
Se un ventenne consapevolmente si sballa (per curiosità, dipendenza o per stupidità), con le cyber-droghe, non possiamo farci nulla perché è una sua libera scelta, ma se a un bambino di 6 anni gli viene regalato il nuovo I-pod, piuttosto che l’ultimissimo lettore Mp3, contenenti migliaia di canzoni e musichette, visto che non l’ha cercata la droga virtuale diventa un problema di coscienza per tutti, in primis i genitori.


Attenzione alle nuove droghe
Cyber-droghe: dalla siringa alle cuffie
Marcello Pamio – 8 luglio 2008


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